Materiali & Ricerca
Da dove viene il nostro metodo
Ferretti & Figli nasce nel 1962 a Milano, nel quartiere di Porta Romana, quando Aldo Ferretti aprì il primo studio in un locale al pianterreno di via Crema. Aldo era un uomo metodico: teneva quaderni a quadretti in cui annotava fornitori, lotti di pietra, grammature dei tessuti e i nomi dei capomastri con cui aveva lavorato bene. Quei quaderni esistono ancora. Sono conservati in una cassettiera metallica verde che oggi sta nell'archivio al secondo piano dello studio, e i suoi figli Marta e Giorgio li consultano ancora quando devono giustificare una scelta a un cliente scettico.
Il punto è che la ricerca sui materiali non è mai stata per noi un esercizio di stile. È una questione pratica: sapere come si comporta un cotto di Impruneta dopo vent'anni in un ambiente riscaldato a pavimento, o capire perché certe resine epossidiche virano di colore se esposte alla luce diretta. Questi sono problemi reali, e la risposta non sta nei cataloghi.
Pietra, legno e metallo: la nostra filiera corta
Lavoriamo stabilmente con tre cave e quattro falegnamerie, tutte entro 300 chilometri da Milano. Per la pietra, il rapporto più lungo è con la cava Molinari di Viggiù, in provincia di Varese, dove estraiamo serizzo e pietra di Moltrasio dal 1987. Quando Giorgio ha preso in mano la direzione tecnica dello studio, nel 2009, ha rinegoziato i contratti di fornitura includendo una clausola che ci permette di selezionare i blocchi direttamente in cava prima del taglio. Sembra una sottigliezza, ma cambia tutto: la venatura di una lastra non si vede dal campionario.
Per il legno, collaboriamo con il falegname Cesare Brambilla a Lodi. Cesare lavora prevalentemente rovere e noce nazionale, entrambi stagionati almeno due anni nel suo capannone prima di essere lavorati. Abbiamo smesso di usare legni esotici nel 2014, non per una questione di postura pubblica, ma perché la filiera di controllo era troppo opaca e non riuscivamo a garantire ai clienti quello che affermavamo.
Il metallo nelle finiture
L'ottone è tornato prepotentemente nei progetti residenziali degli ultimi dieci anni, e noi lo usiamo con una certa cautela. L'ottone invecchia, e questo può essere un pregio o un difetto a seconda di come è applicato. Per i componenti che rimangono a vista e che vengono toccati spesso, come maniglie e corrimano, accettiamo e anzi favoriamo l'ossidazione naturale. Per i piani di lavoro in cucina, preferiamo l'acciaio inossidabile laminato a freddo, che ha una rugosità diversa rispetto al laminato a caldo e regge meglio agli agenti acidi dei prodotti per la pulizia. Questo tipo di dettaglio lo stabiliamo sempre in fase di progetto esecutivo, non a cantiere avviato.
Il laboratorio campioni di via Crema
Nel 2018 abbiamo ristrutturato lo spazio al pianterreno dello studio, quello originale di Aldo, e lo abbiamo trasformato in un laboratorio campioni. Non è uno showroom: non ci sono luci da galleria d'arte e non si fanno visite senza appuntamento. È una stanza di lavoro dove teniamo lastre tagliate, pannelli di legno trattati con diverse mani di olio o cera, campioni di intonaco a calce in varie granulometrie e una collezione di tessuti tecnici per tappezzerie contract.
Quando iniziamo un progetto, portiamo i clienti in quel laboratorio relativamente presto nel processo, di solito dopo la seconda riunione di briefing. Li facciamo toccare i materiali, confrontare i pesi, vedere come cambia una superficie al variare dell'illuminazione artificiale rispetto alla luce naturale che entra dalla finestra su cortile. Marta sostiene, e ha ragione, che un cliente che ha tenuto in mano un campione di pietra prende decisioni più consapevoli e cambia idea meno spesso in corso d'opera.
Ricerca applicata: i test che facciamo prima di specificare
Prima di inserire un materiale nuovo nelle nostre specifiche tecniche, lo testiamo per almeno sei mesi. Questo significa applicarlo in un contesto controllato, di solito in un angolo di un progetto a bassa visibilità, e osservare come risponde all'uso reale. Nel 2021 abbiamo introdotto un sistema di rivestimento murale in argilla cruda stabilizzata, prodotto da una piccola manifattura di Modena. Prima di proporlo in un appartamento a pieno regime, lo abbiamo montato nel corridoio interno dello studio. Dopo un anno e mezzo di umidità milanese e termosifoni accesi, il comportamento era quello atteso: nessuna fessurazione, colore stabile, ritiro nei giunti entro tolleranza.
Giorgio tiene un foglio di calcolo aggiornato con tutti i materiali in test attivo, la data di posa campione e le osservazioni mensili. Ad oggi ci sono undici materiali in osservazione, tra cui una vernice a base acqua per superfici metalliche e un laminato in fibra di lino pressata prodotto in Belgio.
Perché tutto questo conta nel risultato finale
Un progetto di interni ha una vita media di quindici, vent'anni prima di richiedere un intervento significativo. In quei vent'anni il cliente vive con le scelte che abbiamo fatto insieme. Se una pavimentazione si sgretola al terzo anno, o se un rivestimento assorbe i grassi in modo permanente perché non era stato trattato correttamente, il problema non è estetico: è un problema di fiducia. La ricerca sui materiali è il modo in cui noi, come studio, ci rendiamo responsabili di quello che progettiamo ben oltre la data di consegna del cantiere.
Sessant'anni dopo i quaderni a quadretti di Aldo Ferretti, il principio non è cambiato. Cambia la granularità delle informazioni, cambiano gli strumenti, ma la domanda di fondo rimane la stessa: questo materiale, in questo contesto, tra quindici anni sarà ancora una buona idea?