Chi siamo: Ferretti & Figli 1962

Una bottega in via Tortona, un nome che dura da sessant'anni

Tutto comincia nel 1962, in un cortile interno di via Tortona, quando Aldo Ferretti apre la sua bottega di ebanisteria con un banco da lavoro, qualche sega a mano e una quantità industriale di ostinazione. Aldo aveva imparato il mestiere a Cantù, nella scuola che in quegli anni sfornava i migliori artigiani del legno della Lombardia, e aveva deciso che Milano era il posto giusto dove mettersi in proprio. Non aveva torto. La città stava cambiando forma a velocità vertiginosa, i cantieri moltiplicavano le commesse, e uno che sapeva lavorare il noce e il ciliegio con la precisione che lui aveva non rimaneva a lungo senza lavoro.

Nei primi anni lo studio non era certo uno studio: era un laboratorio rumoroso dove si tagliava, si piallava, si incollava. Aldo disegnava i mobili su carta da pacchi con una matita copiativa, li discuteva con i clienti seduti su uno sgabello accanto al tornio, e poi li costruiva pezzo per pezzo. La clientela iniziale era quella del quartiere, famiglie della media borghesia milanese che volevano un armadio su misura o una libreria che non cedesse dopo vent'anni. Poi, lentamente, arrivarono i primi architetti. Qualcuno aveva visto un suo comò in una mostra artigianale a Salone, qualcuno lo aveva sentito nominare da un collega. Da quel momento la bottega non smise più di crescere.

Il passaggio di mano, senza perdere il filo

Giulia Ferretti, nipote di Aldo, è entrata in studio per la prima volta a sedici anni portando i caffè. Lo racconta lei stessa con una certa ironia. Dopo la laurea in architettura al Politecnico di Milano e qualche anno passato a lavorare per uno studio di Barcellona e poi uno a Vienna, è tornata definitivamente a via Tortona nel 2009. Aldo aveva più di settant'anni e cercava qualcuno di cui fidarsi, non semplicemente un successore.

Giulia ha portato con sé una formazione diversa, uno sguardo più abituato a ragionare per ambienti interi piuttosto che per singoli pezzi. Ha ampliato il raggio d'azione dello studio verso l'interior design di scala maggiore: appartamenti privati, uffici direzionali, spazi retail a Milano, Ginevra, Londra. Ma non ha mai smontato quello che Aldo aveva costruito. I disegni tecnici si fanno ancora a mano nella prima fase, il rapporto diretto con il cliente rimane al centro di ogni progetto, e i fornitori storici di legname, alcuni dei quali lavorano con Ferretti dal 1974, sono ancora gli stessi.

Come lavoriamo, concretamente

Ogni progetto parte da un sopralluogo, sempre. Giulia o uno dei suoi collaboratori vanno a vedere lo spazio di persona, prendono misure, parlano con chi ci vive o ci lavora, capiscono cosa non funziona e perché. Solo dopo si apre un file sul computer. Questa sequenza non cambia, qualunque sia la dimensione del lavoro.

Il team oggi è composto da otto persone tra architetti, interior designer e un falegname che si chiama Marco Sala e che lavora in studio dal 2003. Marco è la memoria tecnica del gruppo: sa come avrebbe risolto un problema Aldo, sa quali essenze reggono meglio l'umidità di certi ambienti milanesi, sa quando una soluzione disegnata non reggerà nella realtà del cantiere. Il suo giudizio vale quanto quello di chiunque altro in sala riunioni.

Collaboriamo stabilmente con artigiani specializzati in ferro battuto, in stucco veneziano, in tessuti tecnici e d'arredamento. Nessuno di questi rapporti è casuale: sono partnership costruite nel tempo, dove la fiducia reciproca ha sostituito da un pezzo il contratto firmato ogni volta.

Milano, e non solo

La sede è ancora a Milano, a poca distanza da dove Aldo aprì nel 1962, anche se il cortile di via Tortona ha cambiato faccia parecchie volte nel frattempo. Lavoriamo in Italia e fuori, principalmente in Europa, con una preferenza per i progetti residenziali e per gli spazi di lavoro che richiedono un progetto di interior completo, non solo qualche mobile nuovo. Se cercate qualcuno che faccia in fretta e tenga i prezzi bassi, probabilmente non siamo noi. Se cercate qualcuno che si prenda cura di ogni centimetro di uno spazio come se fosse il proprio, allora vale la pena parlarne.

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